PERCHÉ’ SALDARE CON UN ROBOT?

Da circa 10 anni esistono sempre più realtà di saldatura abbinate alla presenza di robot antropomorfi anche nelle medie e piccole aziende. Questo sicuramente è dovuto al principio lavorativo insito in questa mansione: la laboriosità, la sua pericolosità, la necessità di sicurezza e soprattutto la meno disponibilità di un operatore giovane ad eseguirlo.

Saldare è un lavoro veramente faticoso: le persone specializzate sono sempre meno, e la qualifica viene fuori solo con l’esperienza. Con l’avanzarsi della vita media e dell’ etá pensionabile, si è costretti a valutare di inserire un antropomorfo in sostituzione dell’operatore umano. Il robot è sicuro nel suo impiego, porta avanti con linearità e costanza il suo percorso di saldatura e soprattutto non necessita di controlli si sicurezza legati al protocollo lavorativo con un essere umano. I problemi di salute e di ambiente sono molto importanti, da valutare e seguire attentamente per un datore di lavoro. Il collaboratore non deve essere costretto a subire stress fisici, a respirare fumi nocivi e a ricevere luce irradiante invasiva…per quanto ci siano tutti gli accorgimenti di sicurezza di legge, a distanza di tempo, saldare è un lavoro che porta a delle importanti conseguenze fisiche.

Il robot compie alla perfezione questo impiego: insieme al processo di pallettizzazione, la saldatura è il più automatizzato nel mondo manifatturiero.

Esistono diversi processi saldanti: ad arco, a punti, a Tig, Mig, laser, plasma e resistenza.

Il robot in sincronia con il generatore saldante è sicuro, veloce e preciso; il risultato è pulito e lineare. Con pannelli chiusi di sicurezza circostanziali all’isola e con un ottimo sistema di aspirazione, il robot garantisce successo del manufatto ed il suo investimento risulta essere vincente. L’isola può lavorare senza interruzioni i 3 turni con costanza e perfezione.  Una saldatura perfetta garantisce sicurezza nella funzionalità del prodotto e benestare degli acquirenti.

Normalmente questo investimento garantisce un ritorno di capitale entro i 12 mesi successivi.

Il mondo della saldatura è un po’ a se stante: è importante capire bene i materiali da lavorare per ottenere il migliore risultato. E’ fondamentale un’ottima collaborazione tra l’integratore ed il tecnico dell’azienda che ha acquistato l’isola: il primo deve garantire il perfetto matrimonio tra il braccio, il generatore ed il posizionatore, il secondo deve fornire tutta la sua esperienza per suggerire come gestire la materia prima da lavorare. Tutto questo è vincente.

Daniela

Come pallettizzare per avere un ottimo rendimento

Il processo di pallettizzazione è quello più industrializzato ed automatizzato al mondo. Infatti pallettizzare significa mettere in posizioni prestabilite colli, sacchi, scatole, affinché si possano impilare su bancale e procedere con la spedizione. Questo processo è stato il primo ad essere automatizzato poiché, nella realtà, implica un grande sforzo fisico continuativo per un operatore…quindi molto faticoso e demotivante.

Se il robot fosse posizionato al fondo di due o più nastri trasportatori, con un buon programma, si riuscirebbe a gestire più bancali contemporaneamente, senza alcuna fatica e rischio per l’operatore.

Il robot pallettizzatore ha normalmente 4 assi ed è per sua natura molto veloce. Si può impiegare nella stessa mansione anche un antropomorfo a 6 assi, con la variabile di due asse in più da gestire. Quest’ultimo potrebbe essere impiegato in altri impianti futuri differenti dall’attuale impiego di pallettizzazione.

Francamente, quando ricevo una richiesta per l’acquisto di un pallettizzatore, mi propongo sempre di capire esattamente cosa deve fare il Cliente per suggerirgli tutti i potenziali utilizzi della macchina, poiché, con lo stesso investimento si può acquistare con l’usato EUROBOTS un 6 assi per un impiego che va oltre alla pallettizzazione.

Il 4 assi è molto più veloce rispetto al 6 assi, ma solo quest’ultimo permette l’adattabilità di sviluppo su altri impianti ed investimenti futuri.

Gli aspetti più importanti di questo processo automatizzato sono elencati qui sotto:

  • Il carico al polso del pallettizzatore è fondamentale: deve essere commisurato al peso massimale dei prodotti che vengono impilati; un robot sottostimato non potrà effettuare tutti i programmi relativi agli elementi da manipolare.
  • Il Pallettizzatore è veramente molto veloce: con la documentazione tecnica alla mano si può simulare la velocità di movimento dei 4 assi, poiché espressa in grado/secondo.
  • Il robot pallettizzatore nasce solo per pallettizzatore. Se si volesse impiegarlo per altre mansioni, carico- scarico pezzi, asservimento presse, fresatura, saldatura o altro, questo non sarebbe possibile.
  • Il robot a 6 assi può pallettizzare ed essere impiagato per tutto. È flessibile e adattabile, però un po’ più lento rispetto al robot a 4 assi.
  • Il pallettizzatore richiede veramente poca manutenzione. È molto semplice da gestire con l’impostazione dei programmi già prestabiliti dalla Casa Madre.
  • Studiare attentamente dove dovrà essere posizionato il robot: ci dovrà essere un grigliato di protezione, come sempre, con un facile accesso per le forche del muletto, per la sostituzione del bancale, più un comodo e rapido accesso del colli per la presa del robot
  • L’ottima funzionalità dell’isola di pallettizzazione è infine la perfetta struttura della pinza. Con una buona presa il robot compie perfettamente il suo lavoro. Con un gripper non idoneo, purtroppo, può capitare che l’impianto non sia perfettamente funzionante. Esistono diverse pinze da considerare per il proprio investimento; invito a leggere l’articolo su: link https://www.eurobots.it/notizie-robots/end-of-arm-tooling-eoat-forse-la-cosa-piu-importante/

L’IMPORTANZA DEL SISTEMA DI VISIONE INTEGRATO AL ROBOT

L’automatizzazione è un processo evolutivo industriale vincente e sicuro: abbassa i costi di produzione ed aumenta immediatamente la qualità del manufatto. È luogo comune pensare che porti via posti di lavoro. Il robot porta via quelli di operai non qualificati che hanno un costo esorbitante (soprattutto in Italia) per le Aziende, ma come contropartita crea nuove prospettive lavorative dei prossimi collaboratori. Come più volte scritto nei precedenti articoli, il lavoro sta cambiando: il robot è solo il capro espiatorio di una evoluzione naturale dell’industria manifatturiera. Questo significa che solo le aziende che investono in automazione saranno vincenti per il futuro. Le assunzioni di personale non saranno più su collaboratori manovali ma su partner che portano valore all’azienda e con qualifiche e specifiche.

Con la visione integrata al robot, immediatamente il braccio diventa un collaboratore indispensabile per propria attività. Le telecamere permettono al gripper di prendere con sicurezza i prodotti o di ricercarli su piattaforme.

La visione robotica è un risultato quasi impensabile fino a qualche anno fa: il robot antropomorfo puó in autonomia trovare i componenti e sistemarli secondo il programma inserito.

Può pallettizzare, manipolare, asservire presse e scaricare in diverse postazioni. Può trovare l’errore o il componente sbagliato per eliminarlo o scartarlo, oltre che passarlo allo step successivo.  Il sistema di visione può essere integrato anche su macchine non recentissime.

L’unico limite del sistema di visione è la luminosità nell’ambiente. Se nell’isola robotizzata non è presenta abbastanza luce, potrebbe capitare che la webcam non possa vedere con precisione e captare il pezzo sulla piattaforma. È importante prima di effettuare l’acquisto fare delle prove con il fornitore di telecamere: infatti esistono diversi tipi di Webcam, alcune molto raffinate altre un po’ meno.

La visione integrata va a sostituire alcuni componenti meccanici nella creazione dell’isola: non è piú necessario l’invito su tapirulan, o switch di avviso arrivo pezzo, sotto al braccio robotico. La visione permette una grande autonomia del braccio e soprattutto una grande elasticità d’integrazione con tutti i componenti adiacenti all’isola.

È un ottimo investimento che in alcuni casi abbassa notevolmente i costi di realizzazione dei componenti ed accessori dell’intera isola, oltre che a velocizzare i tempi ciclo.

Daniela

LA SINTESI DELLE AGEVOLAZIONI FISCALI PER INVESTIMENTI TECNOLOGICI

Con la proroga, anche per il 2018, delle agevolazioni fiscali sugli investimenti tecnologici, sia nuovi che usati, il Governo Italiano vuole lanciare a ventaglio tutte le possibilità per promuovere la volontà di crescita a tutte le attività imprenditoriali. A questo punto, mi sembra opportuno presentare una breve sintesi su cosa effettivamente potrebbe essere valutato da un potenziale imprenditore. Questo breve riepilogo, da approfondire con molta attenzione, mi è stato fornito dal Sig. Jonathan M.Santini, Consulting Manager di Esclamativa srl, con cui ho potuto fare un ampio dialogo per intendere cosa effettivamente viene proposto alle nostre aziende italiane. Il Sig. M.Santini lancia punti importanti, da approfondire e valutare, proponendo alcune domande. Scrive quanto segue:

L’iperammortamento conviene davvero?

Oggi tutti dicono … è da fare! Ma è necessiario porsi diverse domande per capire se conviene fare l’investimento considerando come discriminante questa importante agevolazione.

Quindi adesso porremo qualche domanda che possa aiutare l’imprenditore nelle sue scelte e non a seguire un’onda che potrebbe essere poco interessante per il suo contesto aziendale.

Ho utili da abbattere?
Innanzitutto è un incentivo fiscale che si basa su un aumento del valore del bene tale per cui consente di avere un maggior costo ai fini fiscali da dedurre. Se l’impresa non prevede utili l’iperammortamento non porta alcun vantaggio.

Quanto vale l’iperammortamento?

L’iperammortamento consente alla fine del periodo di ammortamento di avere un vantaggio complessivo del 36% del valore del bene, se sul mercato trovo altre soluzioni che mi consentono di raggiungere lo stesso risultato in modo più semplice e meno rischioso forse potrebbe convenire fare altre scelte.

Quanto mi costa in più un macchinario “Industria 4.0”?
Oggi vi è un aumento della domanda di tecnologia che porta di conseguenza un mercato più difficile per chi compra, con prezzi in aumento e tempi di consegna che si allungano.

Potrei trovare sul mercato altre soluzioni tale per cui un’isola robotizzata con un robot revampizzato potrebbe consentire di effettuare un investimento più adeguato alle mie esigenze.

La mia fabbrica è Industria 4.0?

Per poter fruire dell’agevolazione è necessario ridefinire la logica di fabbrica con investimenti che portano alla digitalizzazione del processo produttivo. Non è sufficiente che l’impianto sia Industria 4,0 ma è fondamentale che tutta la fabbrica utilizzi questo paradigma.
Questo maggior investimento, che è anch’esso agevolabile con il superammortamento digitale, porta oltre al beneficio fiscale sull’impianto qualche altro vantaggio in termini di riduzione dei costi ed aumento dell’efficienza?

Rischio controlli mirati?

l’Iper ammortamento è un incentivo potente. Di conseguenza sono previsti controlli importanti sul suo corretto utilizzo. Forse l’acquisto di un macchinario usato che costa iloltre il 50% in meno rispetto a quello nuovo mi consente di avere tecnologia di alto livello senza il rischio di avere verifiche controlli successivi.

Queste semplici domande e risposte forse potranno consentire di analizzare se mi conviene optare per altre soluzioni per l’investimento come per esempio l’acquisto di macchinari revampizzati ovvero con tecnologia rigenerata.

JONATHAN M. SANTINI  Consulting Manager

Per ulteriori informazioni, invito tutti i lettori ad approfittare di quanto scritto per fare un dialogo informale e capire come acquistare il bene sfruttando quanto presentato dalle nuove normative fiscali.

Daniela

 

 

IPERAMMORTAMENTO, NUOVA SABATINI, REVAMPING, Bando INAIL…

In italia da qualche anno ci sono molteplici opportunitá date dal Governo per spingere ed indirizzare le aziende a migliorarsi con nuove tecnologie e nuovi sistemi operativi, proponendo sgravi fiscali e molte agevolazioni sugli investimenti.

Anche per il 2018, questi sono stati prorogati in diverse misure che si classificano nel protocollo INDUSTRIA 4.0:

  • il superammortamento resta in vigore ma scende dal 140% al 130% e sono esclusi dalla misura gli investimenti in veicoli e gli altri mezzi di trasporto;
  • l’iperammortamento rimane invece al 250%.
  • Bando INAIL
  • Revamping
  • …altro

Tutto questo esattamente che significato ha? E soprattuto, quanto costa??

Bisogna investire, spendere e migliorarsi. Questo è lo spot piú importante che il Governo vuole lanciare a tutti coloro che hanno una Partita Iva.

Il modo migliore per superare la crisi economica mondiale è quello di proiettarsi verso il futuro con il proprio pensiero e la propria attività. Bisogna trovare modi migliori per sfruttare il tempo lavorativo ed ottimizzare la propria offerta: che sia manifatturiera o di servizi, lo Stato Italiano chiede una collaborazione con i contribuenti autonomi per uscire da questi ultimi 10 anni di stazionamento e PIL poco considerevole, riconoscendo l’investimento in nuove tecnologie con grande disponibilità ed approvazione.

Parte importante, da non sottovalutare, è però come procedere alle pratiche burocratiche e soprattutto come pagare l’investimento.

È fondamentale appoggiarsi alle Agenzie che si occupano quotidianamente di queste pratiche fiscali per verificare l’effettiva potenzialità ad accedere ai protocolli presentati dalle normative.  Molte aziende infatti acquistano beni nuovi credendo di poter sfruttare l’IPERAMMORTAMENTO del 250% senza peró avere tutti i requisiti necessari. Ci sono delle clausole fondamentali e ben chiare che descrivono le condizioni necessarie per accedere a questa formula. Quindi è fondamentale affidarsi, oltre che al propio commercialista, anche a consulenti del lavoro preparati ed aggiornati.

Anche per la normativa Revamping è importante leggere con attenzione i dettagli delle agevolazioni: si puó tranquillamente acquistare materiale ricondizionato, quindi non nuovo, ed avere il riconoscimento fiscale. Ci sono alcune condizioni necessarie da rispettare per essere sicuri della pratica di ammortamento.

Se di trova la soluzione con l’acquisto del materiale NUOVO, per accedere alle pratiche di riconoscimento fiscale, quelle con piú alto coefficiente di ammortamento, è fondamentale valutarne tutti gli aspetti: la macchina nuova costa molto di piú e spesso necessita di assistenza tecnica extra per la funzionalitá, da aggiungere all’investimento. Il materiale USATO, ricondizionato, può accedere solo alla normativa Revamping: l’investimento costa decisamente molto meno e si ha uno sgravio fiscale con accettazione sicura e certa.

L’obbiettivo che bisogna raggiungere è trovare la formula migliore per svilupparsi in automazione, in tecnologia, in gestionali aziendali sfruttando al meglio tutte le opportunitá proposte dallo Stato.

Per quello che concerne la robotica, ritengo che un’azienda manifatturiera che non prende coscienza di trovare soluzioni automatizzate, sia seriamente minacciata per il futuro da mercati agguerriti. Bisogna escogitare nuovi metodi di produzione, alzando il piú possibile la qualità ed abbassando al massimo i costi.

Le scuole con indirizzo tecnico stanno giá aiutando i giovani a trovare il percorso giusto per un sicuro impiego lavorativo: lo Stato italiano sta facendo il possibile per convincere ad investire in nuove tecnologie e spingere gli imprenditori verso nuovi processi lavorativi.

La robotica puó salvare le piccole aziende da questo lungo periodo di stazionamento. Solo con la vera intenzionalità a trovare soluzioni per sopravvivere, o addirittura crescere, si puó uscire dal tunnel recessivo Nazionale ed internazionale.

 

 

 

End Of Arm Tooling (EOAT): forse la cosa piú importante!

Con l’evoluzione robotica e il continuo e costante investimento verso i processi produttivi industriali, tutto l’indotto è andato proporzionalmente a crescere ed affiancare questo nuovo mondo; si è sviluppato un importante lavoro : lo studio, la progettazione e realizazzione di pinze di presa robotiche, nominate anche GRIPPER.

Questo nuovo settore in realtà nasce dall’evoluzione delle pinze di bloccaggio dei centri di lavoro. La necessità di avere una mano di presa idonea per il proprio braccio robotico è fondamentale per la funzionalità dell’intera isola. Il gripper è l’ultimo elemento cinematico del braccio che manipola, afferra ed orienta il manufatto prima di posizionarlo nella sua locazione.

Oggi molte aziende studiano, progettano e realizzano pinze rigorosamente personalizzate per il Cliente. Ci sono case molto famose nel settore che propongono giá la struttura della pinza stessa come base su cui costruire la specifica dell’attrezzo: questa base si chiama DRIVE, o gripper KINEMATICS, mentre la parte estrema, nominate dita di presa, o end-effector, vengono realizzate ad hoc per il Cliente.

La carpenteria per la realizazzione si fa sempre piú particolare, selettiva, fine e personalizzata. Le aziende artigiane si stanno specializzando in questo nuovo settore di componenti ed accessori per isole robotizzate. Molto pesso capita che la stessa pinza di presa costi quanto un nostro robot usato.

Per costruire un gripper è fondamentale tenere presente come questo si muoverà e che grado di precisione e sicurezza di presa potrà offrire. Le pinze possono essere elettriche, pneomatiche, idrauliche e a ventosa o magnetiche :

  •  le prime sono idonee per la velocità e manipolazione di parti delicate, poichè sono alimentate da una fonte “pulita”, s’intende senza potenziali variazioni di frequenza; sono un po’ costose ma sono facilmente controllabili;
  •  quelle pneomatiche sono utilizzate per la necessità di presa con forza, il delta è uguale a presa su potenza: garantiscono la presa di particolari pesanti e/ o di grosse dimensioni e vengono impiegate molto spesso nell’industria meccanica o di packaging; sono più contenuti i costi di realizzazione peró sono meno controllabili rispetto a quelle elettriche;
  •  le pinze idrauliche hanno un’altissima forza di presa, tale per cui sono piú richieste nella movimentazione di parti molto pesanti o dimensionalmente molto grandi; queste pinze sono le piú richieste in ambienti sporchi ed ostili; sono onerose sia dal punto di vista energetico che d’installazione;
  •  quelle a ventosa, vengono studiate su profilati di alluminio: vengono utilizzati per la movimentazioni di parti pulite e non porose. Il costo di realizzazione è quello piú modico, ma con meno affidabilità di successo.
  •  Quelle magnetiche infine sono realizzate per movimentare componenti acciaiosi con magneti. Sono gestibili ed abbastanza sicuri, ma nettamente dispendiose per installazione e manutenzione.

Tutte le pinze, esclusa quelle a ventosa, sono dotate di dita: la parte fissa, quella ancorata al polso del robot viene chiamata GRIFFE, dove le dita vengono ancorate.

Come anticipato, c’è un mondo dietro alle mani di presa: la carpenteria si fa sempre piú raffinata e proporzionata allo studio e all’elettronica.

Con la Robotica si è sviluppato tutto l’indotto, portando nuovi posti di lavoro con nuove competenze e nuovi obbiettivi.

Una buona mano di presa garantisce il successo dell’intera isola.

Daniela Giroldo

Soluzioni Robotiche anche nell’industria CALZATURIERA

Notizia di pochi giorni fa, pubblicata sul Corriere della Sera :  “Adidas torna a produrre in Germania.
Le scarpe saranno cucite dai robot
” .  La famosa casa tedesca abbandona la manodopera asiatica per riportare gli stabilimenti in Europa, in Germania: processo nominato “Reshoring”, terminologia presente oramai su tutti i quotidiani di economia.

La manovalanza Cinese, Indiana e Bangalese è infatti diventata piú costosa per le grandi multinazionali: è sembre bassa rispetto ai parametri europei e statunitensi, ma nettamente piú alta rispetto a 20anni fa. Non conviene piú gestire la delocalizzazzione in altri continenti sommando i costi di trasporto e il magazzino logistico.

Dal Sole24 ore: “Le imprese fanno marcia indietro per tornare in patria (back reshoring) o in Paesi vicini (near reshoring) spinte per lo più da esigenze di qualità e controllo di prodotto e servizio” .

Quest’argomento apre nuovamente il discorso sull’investimento robotico nelle aziende manufatturiere che apparentemente possono avere difficoltà ad impiegare i robot nel proprio settore. In quello calzaturiere infatti c’è una spiccata necessità di personalizzazzione del prodotto con finiture su materiale modificabili con la lavorazione. I pellami, per esempio, richiedono una manualità di lavorazione e di raffinatezza nel risultato che solo una mano umana può dare. Con i nuovi robot collaborativi però si possono far avolgere alcuni processi, nella relaizzazione delle scarpe, faticose per l’operatore: alcune cuciture possono essere fatte dal braccio con una forza pari a 10/20 kg , inimmaginabile per un operario in linea.  Le scarpe sono difficili da realizzare: l’operatore sarà sempre necessario per il controllo qualità e visione del perfetto funzionamento della linea, ma i robot serviranno a supportare la competenza umana nella realizzazione delle stesse.

Se le grandi aziende stanno abbandonando i Paesi asiatici per ritornare in Europa, sviluppando l’impiego robotico e supportando il suo primo costo di partenza d’investimento, significa che è evidente il grande risparmio e i grandi vantaggi che ne scaturiscono: cioè l’assunzione di collaboratori europei, quindi gestibili per le loro competenze, e la robotizazzione di alcuni processi; costi di trasporto nettamente piú gestibili e logistica piú comoda e pratica.

Per le scarpe da ginnastica è sicuramente piú facile ed economico impiegare i robot: queste calzature sono abbastanza standarizzate e assemblate con prodotti sintetici e colle. Le cuciture sono a macchina, e la manipolazione dei colli è fatta da robot. Esiste un’azienda nominata Uneeck che realizza con due robot antropomorfi scarpe casual, borse ed accessori  in corda in 6/12 minuti. È un’azienda molto futuristica: la linea è controllata da cellulare e da tablet e le richieste del compratore sono realizzate e personalizzate in pochissimo tempo.

Dalle aziende meccaniche, alimentari, medicali, farmaceutiche fino a quelle artigianali di pellame, accessori e borse, si conferma quanto piú volte calcolato e studiato: i robot vengono impiegati per aiutare i collaboratori, abbassare i costi e migliorare l’ambiente e la sicurezza.

Daniela Giroldo

AUTOMAZIONE E DISOCCUPAZIONE IN GERMANIA

Sfogliando tutti gli articoli di giornale dedicati allo studio ed al cambiamento sociale condizionati dall’inserimento nel mondo manufatturiero di robot, mi ha personalmente colpito una valutazione statistica presentata da Wolfgang DauthSebastian FindeisenJens Südekum e Nicole Woessner  su Econopoly del 22/10/2017 riportato sul Sole24.

Secondo questa studio effettuato e seguito scrupolosamente da questi quattro economisti di fama mondiale, l’America ha subito un aumento di disoccupazione molto significativo con l’introduzione di robot nel mondo manufatturiero: un robot impiegato ha eliminato dai 3 ai 6 operai , sempre secondo le statistiche calcolate dal periodo compreso tra 1993 e il 2014.

Peró emerge una incongruenza di fondo se si paragona l’andamento USA a quello Europeo, in particolar modo alla Germania. Infatti proprio in Germania nel 1994 statisticamente c’erano 2 robot su 1000 occupati, piú del doppio rispetto alla media Europea e soprattutto quadrupla rispetto agli USA. Oggi la presenza dei robot sul suolo tedesco è pari a 7,6 su 1000, contro appena 2.7 in Europa e 1.6 negli Stati Uniti.

Ma cosa alquanto bizzara è che nonostante l’imprenditoria tedesca abbia sposato completamente l’automazione robotica, la Germania è l’unica nazione con il piú basso tasso di disoccupazione e con un’altissimo coefficiente di occupati nel mondo manufatturiero, sempre rispetto all’Europa e agli Stati Uniti.

Non è da sottovalutare anche che la Germania è leader mondiale nella produzione di robot antropomorfi, kuka, ABB e che lo studio e lo sviluppo degli stessi sono al primo posto, seguito dalle case Giapponesi Fanuc e Motoman.

Secondo gli studi effettuati da Acemoğlu e Restrepo, statisti e studiosi, l’impatto di tutta questa automatizzazione in Germania ha portato ad una perdita di occupati pari a 275mila posti di lavoro a tempo pieno sempre nel periodo compreso tra 1994 ed il 2014. Ciò nonostante, le stesse perdite sono state nettamente ed ampliamente compensate  dalle acquisizioni degli stessi in altri settori. Quindi sostanzialmente lo storico e l’analisi statistica hanno dimostrato che i robot hanno modificato la forza lavoro accellerando il declino occupazionale manufatturiero per il ripiego su altre potenzialitá d’impiego. Le conclusioni tratte dal Sole24 Ore sono  “i robot non distruggono i posti di lavoro manifatturieri esistenti, ma inducono le aziende a creare un minor numero di nuovi posti di lavoro per i giovani” .

I giovani non dovranno mettersi in graduatoria per l’impiego manufatturiero, ma per lo sviluppo dello stesso con lo studio e la proposta sul mercato.

La Germania è la Nazione che sta facendo storia nel Mondo lavorativo.

Bisogna imparare a lavorare con i robot per diventare i dominatori dei sistemi e non vittime degli impianti.

È il ritorno all’Illluminismo del XVIII: l’uomo non nasce per movimentare o manipolare scedenzialmente un oggetto, ma nasce per capire come poterlo fare meccanicamente: Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! (Kant)

Daniela Giroldo

In Italia siamo giá all’industria 5.0: integrazione tra uomo /robot

Una nota univeristá di Pisa, la scuola Superiore Sant’Anna, ha presentato una sua visione di sviluppo industriale e sociale, d’integrazione tra uomo e tecnologia, già proiettata verso Industria 5.0:

  • robotica collaborativa,
  • realtà virtuale,
  • sicurezza e nuove normative a livello tecnologico e soprattutto robotico,
  • un generale ripensamento della fabbrica del futuro in versione “research factory” distribuita, per trasformarla in un luogo che va oltre i suoi confini fisici, dove manifattura e ricerca si uniscono.

La robotica collaborativa è vista come braccio antropomorfo in sostegno all’operatore;

La realtá virtuale è espressa come prototipo dei progetti o come conferma dei dati giá inseriti in studio;

Ambienti piú sani e sicuri per le mansioni problematiche e pericolose sono gli obbiettivi principali che giustificano l’evoluzione tecnologica.

L’ultimo punto è l’espressione piú intrinseca e subdola: la presentazione mondiale della propria attività e dei propri potenziali, con interscambio dati ed informazioni, sempre insieme alla ricerca e gli studi di sviluppo.

Industria 4.0 è fondamentalmente la base su cui si regge la 5.0, che si indirizza sulla “realtá industriale artigiana manufatturiera” verso la collaborazione unica ed inscindibile con il mondo universitario.

L’argomento non è cosí spontaneo e semplice, di prima lettura, ma è giá evidente l’evoluzione rapida che stiamo subendo giá da 10 anni ad oggi.

La digitalizzazione è la realtà quotidiana: dal pagamento della mensa scolastica su app mobili, per esempio, ai dati raccolti e condivisibili su cloud, a tutte le informazioni che in tempo zero possiamo ottenere od inviare dalla nostra azienda.

Secondo Virginia Magliulo, General Manager ADP Italia, azienda Leader mondiale nella Gestione del Personale, “Dal cambiamento nasceranno nuove opportunità”.  È verissimo!

Sempre secondo le statistiche e gli studi ADP 5.0, non sono a rischio posti di lavoro, poichè è la tecnologia ad offrire un nuovo modo di concepire il termine, come “la digitalizzazione e l’automazione cambiano il modo di lavorare”.

L’uomo dovrà affiancare ed integrarsi nella tecnologia stessa, che robotica, che digitale o di servizi.

Questa è INDUSTRIA 5.0:   LA COLLABORAZIONE TRA L’INTELLIGENZA UMANA, INSUPERABILE, E LA PIATTAFORMA DATI Vpm ED INFORMAZIONI DELLA MECCANICA E DEI GESTIONALI. La robotica antropomorfa fine a se stessa diventa solo un semplice strumento meccanico per la realizzazione di prodotti originali; mentre la digitalizzazione robotica e la tecnologia diventano il fulcro di studio e di sviluppo della propria realtá industriale.

Ecco perchè INDUSTRIA 5.0 è l’espressione unica del matrimonio uomo/robot.

Daniela Giroldo

PERCHÈ STUDIARE ROBOTICA ?

La prima prova scritta nell’ultima maturità 2017 aveva come traccia da sviluppare il tema della  robotica. Negli ultimi anni in Italia, dopo la scuola dell’obbligo, e dopo il biennio tecnico professionale, è possibile studiare ed approfondire il corso di ROBOTICA. Questi Istituti superiori permettono una buona infarinatura dei principi di elettronica ed elettrotecnica, meccanica e informatica, con buone possibilità di impiego. Completando la formazione professionale con un riconoscimento universitario è nettamente garantita l’assunzione presso aziende italiane e straniere.

Questo cosa significa?

Se il Ministero dell’Istruzione ha riconosciuto l’evoluzione nel mondo produttivo verso il principio di automazione e sviluppo autorizzando i cambiamenti di programmi scolastici e modifiche di corsi di formazione verso questo indirizzo, allora è proprio vero che esiste la necessità di sviluppo culturale e sociale verso il mondo robotico, partendo inizialmente dall’istruzione specializzata e dalla preparazione verso la realtà imprenditoriale manufatturiera. Creare dei corsi professionali che possano istruire nuove potenzialità significa approvare quindi completamente l’evoluzione che sta affiancando le nostre aziende e la nostra quotidianità.

Da oltre 40 anni in Italia esiste lo sviluppo e lo studio ingegneristico robotico, con l’azienda Comau leader nel settore italiano, ed ultimamente lo stesso si sta proponendo con grande successo in tutto il Mondo, alla pari delle storiche case giapponesi e tedesche.

Robotizzare è la realtà che coinvolge tutti noi, nel nostro vivere: dal robot da cucina, ai sistemi di controllo domotici, ai sistemi di gestione elettronici presenti su qualsiasi autovettura, fino alla realtà industriale e pubblica.

Con YuMi, ABB ha presentato il robot antropomorfo a 14 assi come direttore d’Orchestra della Filarmonica di Pisa, che ha accompagnato il tenore Andrea Bocelli.

A Torino, in occasione di una presentazione privata in Piazza Vittorio, due kuka agilus hanno realizzato dei cocktail per il pubblico passante.

La robotica è giá nella vita quotidiana: rende piú facile gestire le informazioni, rende piú rapida la realizzazione di progetti e riesce ad ottimizzare tutti i processi manuali, per ottenere piú tempo libero per se stessi ed ambienti piú sani e salubri nella realtà industriale.

Robotizzare è il successo per il futuro, per le aziende e per la vita privata, con strumenti proporzionali agli ambienti indirizzati. Aiutare la nuova generazione a comprendere i meccanismi di utilizzo e sviluppo dei processi produttivi è l’obbiettivo primario per garantire una possibilità d’impiego e di assunzione.  Nei prossimi anni verranno richieste sempre piú figure specializzate di giovani ragazzi capaci di gestire i programmi di vari gestionali collegati in remoto e in grado di sviluppare idee e obbiettivi con l’ausilio di robot e software abbinati.

Con queste competenze e specifiche, il futuro impiegatizio è assicurato: lavorare con il mondo robotico significherà impegnarsi nell’evoluzione continua di nuovi processi produttivi e nello studio di rigenerazione di linee manufatturiere pericolose e dannose per l’ambiente.

Studiare robotica sará, ed è,  una delle soluzioni piú sicure e necessarie per gli anni avvenire. I robot non portano via il lavoro… lo modificano soltanto.

Daniela Giroldo